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Orti urbani: un’ottima risorsa per la cura delle nostre città

 

Pensando all’orto, la prima funzione associata ad esso che ci viene in mente è la produzione di cibo, e storicamente questa è stata la funzione principale di tale spazio. Solitamente lo si associa al contesto rurale, ad attività all’aria aperta ed in generale ad un’idea di salubre. L’aggiunta dell’aggettivo urbano apre la porta ad una serie interconnessa di funzioni legate alla specificità di questo contesto sociale. Come viene indicato nel report Gli orti urbani creano valore per la comunità e il suo territorio scritto dalla psicologa sociale Marisa Cengarle, vi è una commistione tra una serie di aspetti materiali, tangibili, prevedibili ed altri aspetti immateriali, dinamici ed imprevedibili. In questo senso si può affermare che la funzione primaria dell’orto, ovvero quella di fornire una risorsa concreta a singoli e famiglie, si è estesa a nuove idee e pratiche sulla qualità della vita, la sostenibilità urbana ed il rapporto uomo, ambiente e natura.

Un orto mille funzioni

Se consideriamo il concetto di sostenibilità guardando alle tre sfere (ambientale, sociale ed economica), in linea con quanto affermato dalla psicologa Cengarle, possiamo vedere come si possano raggiungere diversi risultati, interconnessi tra di loro. Prendendo spunto dal progetto Orti urbani eco-compatibili portato avanti nel comune di Rozzano in provincia di Milano, si sono riuscite a generalizzare alcune funzioni riconducibili allo spazio dell’orto urbano. L’esperienza stessa di coltivare un orto racchiude in sé sia aspetti legati al benessere psico-fisico, sia aspetti legati allo sviluppo di capacità personali, alla narrazione della propria cultura e delle proprie tradizioni e in definitiva si è osservato come gli orti possono rappresentare le nuove “piazze” delle nostre città, inteso come spazi di aggregazione e socializzazione. I saperi e i metodi applicati per la coltivazione dell’orto racchiudono altrettante funzioni legate soprattutto alla diffusione sia di alcuni saperi antichi, sia allo scambio di nuove conoscenze che mirano verso una sempre maggiore eco sostenibilità. Sul fronte dell’alimentazione, si può vedere come oggigiorno si siano aggiunte alcune funzioni prettamente educative, come ad esempio l’alimentazione di qualità a Km0, la sicurezza e la sovranità alimentare, l’educazione alla stagionalità della natura. Guardando alla vita della città questi spazi diventano un’occasione per permettere a persone di diverse estrazioni sociali di incontrarsi, avere un progetto comune, magari arrivando alla costruzione di un bene comune.

Da Rozzano a Detroit, passando dall’Inghilterra

In tutto il mondo sono milioni gli esempi di orti urbani e di coltivazione comunitaria di spazi urbani. Uno degli esempi emblematici è rappresentato dalla città di Detroit, la quale sta attraversando una grossa transizione. A seguito della crisi del settore automobilistico, che ha fatto sprofondare migliaia di persone nello status di povertà, sta ”transitando” dall’ essere stata città capitale dell’industria automobilistica, all’obbiettivo di diventare entro il 2054 una Fab city, ovvero un nuovo modello urbano che punta ad una produzione locale e ad una connessione globale tra città autosufficienti. Non è di minore interesse il caso di Todmorden, piccolo paesino nel Nord Inghilterra, in cui un gruppo di cittadini ha dato vita al progetto Incredible Edible. Con questo progetto si è ricercato un coinvolgimento ed una partecipazione attiva di tutti i cittadini nella progettazione e nella coltivazione di spazi pubblici affermando la capacità di vivere una cittadinanza attiva, creando nuovi spazi non solo di produzione, ma anche di socializzazione.

 

 

 

 

 

 

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