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RECOVERING THE COMMONS: IL PROGETTO

Il progetto Recovering the Commons, aveva come obiettivo quello di sviluppare assieme all’impresa sociale Artico, un modello imprenditoriale che permettesse la valorizzazione non-profit oriented di questi, sia da un punto di vista turistico che sociale e culturale, valutando e profilando il loro grado di attrattività, elaborando strumenti e strategie di intervento volte a reinserire questi beni all’interno di circuiti turistici produttivi.

Finanziato dalla Fondazione CaritroBando per progetti di ricerca scientifica finalizzati allo sviluppo di iniziative imprenditoriali e realizzato da tre giovani ricercatori in partnership con Euricse, dopo un anno di intensa attività è giunto a conclusione.

Il progetto Recovering the Commons (RtC) ha provato a comprendere se fosse possibile ripensare a nuove modalità di valorizzazione di beni fisici dismessi secondo modalità  economicamente sostenibili e rispettose dei valori socio-ambientali locali.

RtC ha promosso l’idea della necessità di riscoprire l’attualità di antiche forme di gestione collettiva di beni fisici ad opera delle comunità locali, magari secondo una logica nonprofit, che prevede cioè il sistematico reinvestimento degli utili nei contesti in cui l’impresa agisce.

Nei 12 mesi del progetto è stata fatta una ricognizione sulle strutture già utilizzate in questo modo, nello specifico da Arti.co. impresa Sociale, per poi concentrarsi su due nuovi casi in contesti territoriali molto particolari, quali il comune di Comano Terme e il comune di Albiano.

Il risultato della ricerca è un toolkit di strumenti a disposizione dell’azienda partner Arti.co. che possono essere utilizzati nel momento in cui si vuole intervenire su un immobile dismesso al fine di restituirlo alla cittadinanza.

Bandi per la rigenerazione di asset dismessi o sottoutilizzati di tipo pubblico

L’opportunità di lavorare alla redazione di un bando per la selezione di un operatore in grado di gestire una struttura appena ristrutturata presso il centro storico del comune di Albiano ha consentito di sviluppare una riflessione sulle modalità con cui tipicamente agisce la società Arti.co. La riflessione è infatti partita nel constatare che  un progetto di valorizzazione di un bene fisico di questa natura, dalla forte valenza simbolica e spaziale per la vita di un piccolo paese, necessita di una ricostruzione dei legami di relazione con quanto la struttura ha intorno. I legami con il tessuto associativo locale e l’inserimento in reti di tipo turistico coerenti con la proposta di gestione rappresentano dei valori difficili da quantificare in un bando di gara. Spesso la selezione dei progetti pervenuti, seppure fatta in modo da abbinare criteri quantitativi e qualitativi, in realtà deve in qualche modo essere abbinata all’accompagnamento formativo e consulenziale delle proposte nell’insediarsi e nel crescere in quel contesto. In letteratura si parla di processo di riterritorializzazione, cioè di progetti e percorsi che sappiano ridare un senso simbolico, funzionale ed economico a beni che sono depositari di valori difficilmente quantificabili, ma che hanno un appeal turistico.

L’esito del lavoro di ricerca su bandi similari ha quindi ispirato la redazione di un bando ad hoc per il contesto di Albiano che tenesse conto di questi criteri di intervento.

Modelli di convenzione: il caso delle Cascine di Milano

La necessità di approcciarsi alla rigenerazione di una serie di beni su tutto il territorio provinciale trentino ha mosso il gruppo di lavoro alla ricerca di quali fossero gli schemi di convenzione utilizzati in modo più diffuso. In particolare è stato selezionato un progetto che, in virtù della sua complessità, si è pensato racchiudesse le possibili varianti di affido di gestione.

Si è quindi selezionato il caso delle Cascine di Milano, un intervento di recupero di una rete diffusa di cascine di proprietà comunale nell’hinterland milanese. Grazie ad interviste e incontri realizzati con i promotori del progetto è stato possibile individuare la scarsa quantità di istituti e strumenti giuridici per operare nell’affido di beni di questa natura ad organizzazioni nonprofit, contrariamente al florilegio di giurisprudenza che in fatto di partnership pubblico private in questi anni si è andato configurandosi. I modelli lì usati verranno pertanto riadattati da Arti.co.  nei prossimi progetti di rigenerazione.

- Il social business model canvas

Il gruppo di ricercatori, assieme ai partner di ricerca, ha valutato l’opportunità di studiare da vicino uno strumento su cui di solito si fondano i progetti di rigenerazione, ma su cui paradossalmente si sa spesso  poco: il business model. Al di là dei tecnicismi che i manuali sintetizzano e schematizzano in modo efficace, il business model è un documento strategico che serve non solo a posizionare l’agente promotore della rigerenazione, ma che è un punto di accordo tra tutte le parti in gioco: amministratori, proprietari, abitanti, gestori, investitori ecc. Le modalità con cui vengono di solito redatti sono spesso ignote. Il business model è uno strumento che di solito resta quindi nell’ombra.

L’azione dei ricercatori è stata quella da un lato di usare la metodologia dello shadowing per individuare gli aspetti impliciti su cui si basano i business model usati da Arti.co. per realizzare i propri interventi. Poi i ricercatori hanno proposto ad Arti.co. di fronte ad una sfida inaspettata che è quella di provare a redarre un business model di un albergo non ultimato a Comano, una struttura di grandi dimensioni inserita nell’ambito di un progetto di riqualificazione delle Terme. L’esito di questo sforzo ha prodotto delle considerazioni sul tipo di attività di rigenerazione che Arti.co. è attualmente in grado di realizzare e sulle prospettive che vuole darsi per ampliare la propria attività.

- Il bilancio di attrattività di beni di interesse turistico e culturale

Questo strumento è stato elaborato dal team di ricerca con la guida e la supervisione del nuovo tutor dott. Paolo Paoli. Il suo obiettivo è quello di rendicontare una serie di aspetti che traducono il potenziale turistico e culturale di un determinato bene. Il modello è stato elaborato a livello teorico e non è stato possibile applicarlo a qualche caso di studio. Questo non toglie il valore dello strumento che può essere replicato da Arti.co. sui vari beni che intende prendere in gestione.

Il modello si basa sull’idea che occorra passare da una rendicontazione aziendale basata sulle relazioni con gli stakeholder, il bilancio sociale, ad una invece che sia mirata al recupero di investimenti, tesa cioè a chiarire la capacità aziendale di recuperare investimenti non solo economici, ma anche sociali, culturali, infrastrutturali, umani ecc.

Adattato al progetto RtC, ne emerge un bilancio di attrattività, in cui si chiariscono i punti chiave che differenziano l’offerta turistica ricettiva, culturale e sociale rispetto ai competitor.

Due diligence del patrimonio immobiliare

Negli Stati Uniti la due diligence è tipicamente usata come un processo rigoroso per la valutazione di asset immobiliari. Si tratta di un’indagine accurata sull’opportunità economica di intervenire nella riqualificazione di un determinato bene. Grazie al progetto di ricerca è stato possibile guardare ad alcuni modelli già utilizzati e adattarli allo specifico caso di un soggetto nonprofit, quale appunto il caso di Arti.co. Occorre sottolineare che questo strumento si affianca a quello precedente e si inserisce in una fase di tipo valutativo ex ante.

LM3: il caso del centro didattico della Magnola

Come da programma, nella fase 2 è stato possibile approfondire uno strumento utile a determinare l’impatto economico di un progetto di rigenerazione su un determinato contesto in cui il progetto è inserito. La scelta è stata fatta in relazione alla struttura gestita da Arti.co. che più di altre viene riempita di turisti per un maggior numero di giorni all’anno quale appunto il centro didattico della Magnola. Dopo un soggiorno formativo all’estero presso la New Economics Foundation che ha elaborato il modello di analisi, è stata redatta un’indagine che in maniera sintetica dimostra che c’è un notevole effetto moltiplicatore determinato dalla struttura e dalla modalità di gestione di Arti.co.

Il calcolo assume che l’impatto non si limiti alla comunità di valle, ma che l’azione di Arti.co. consenta di inserire la struttura in un circuito di fornitori che supera i confini della Comunità della Valle di Cembra, estendendosi sino a Trento in un raggio di 25 km. In base ai dati raccolti e all’interno di questo raggio, complessivamente per 1 € euro speso presso la struttura dal soggetto che la gestisce, cioè Arti.co., dai relativi fornitori e dai turisti che la occupano, emerge un indotto economico di soldi spesi sul contesto locale di 1,40 €.

Accordi il rete: il caso del distretto cultura dell’Alta Valsugana

Uno dei obiettivi del progetto era quello di offrire accompagnamento ad Arti.co. per realizzare attività di rete con soggetti che operano a livello di Comunità di Valle. Lo scopo era quello di posizionare la società come un player di rilevanza per la gestione di attività di rigenerazione che superassero la gestione di una singola struttura. L’occasione è stata la presentazione ad un un meeting a porte chiuse in Alta Valsugana, dove Arti.co. gestiva diverse strutture tra cui un parco minerario, una struttura ricettiva e un festival di eventi culturali. Dopo una discussione col gruppo di ricerca in sinergia con lo staff dell’impresa, è stata prodotta una presentazione che è stata usata per posizionare l’azione di Arti.co. nel distretto culturale dell’Alta Valsugana.

 

Per dare visibilità ai risultati finali del progetto è in fase di realizzazione un open-book, contenente una sintesi del lavoro svolto e alcuni approfondimenti teorici. Per la realizzazione il team di ricerca si sta confrontando direttamente con l’impresa  sociale Arti.co. al fine di realizzare uno strumento di marketing utile anche per la loro comunicazione e il più aggiornato possibile. Questo ha però portato a dei rallentamenti nella pubblicazione on line di tale documento.